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FAMIGLIE SOLE. Sopravvivere con un welfare inefficiente
«Scegliendo bene il luogo e la famiglia in cui nascere aumentano notevolmente le opportunità che il proprio talento sia adeguatamente coltivato e trovi spazio e strumenti per emergere.» Questa la cruda fotografia della società italiana scattata da Daniela Del Boca e Alessandro Rosina nel libro “Famiglie sole”, edito da “Il Mulino” nel giugno 2009.
Se le grandi democrazie europee da tempo aiutano le famiglie a crescere i giovani, assistere gli anziani e a creare ricchezza, sostenendo il lavoro delle madri e di tutte le donne, non è così in Italia. Dove le famiglie sono sempre più sole, prive di quel sostegno che migliorerebbe la qualità della vita e favorirebbe lo sviluppo.
Il volume è, infatti, un atto d’accusa contro un sistema sociale che fa acqua da tutte le parti, che non si propone l’obiettivo del rinnovamento e, soprattutto, che perde il confronto con tutte le realtà con le quali presuntuosamente si propone di essere alla pari.
Si fa un’analisi attenta dei sistemi d’Oltralpe e si evidenzia quanto l’equilibrio di genere scandinavo, le politiche familiari francesi e l’efficienza del lavoro inglese cerchino in continuazione di modificare le legge e la politica in base ai cambiamenti della società. E non, come succede in Italia, di voler imporre all’evoluzione sociale una brusca frenata, affinché il sistema esistente continui a reggere nella più iniqua conservazione.
Uno dei temi di più ampia discussione è il sistema di welfare pubblico, il quale in Italia tende, secondo gli autori, a lasciare spazio a forme di assistenzialismo privato e a una solidarietà familiare intergenerazionale che, per quanto siano economici almeno in apparenza, mettono alle strette le famiglie, i giovani, le donne, i bambini e l’intera tutta la società.
Soprattutto le donne trovano difficoltà nella conciliazione famiglia-lavoro, senza efficienti politiche a sostegno della duplice funzione mamma e lavoratrice. Mentre i giovani sono l’altro punto debole della società, perdendo il confronto con i loro coetanei nordeuropei, sia dal punto di vista della qualità della preparazione scolastica, sia a proposito di opportunità di lavoro che vengono loro offerte.
Un abisso sempre più profondo, inoltre, distanzia il Nord e il Sud dell’Italia, a svantaggio di quest’ultimo, decretandone il fallimento dell’integrazione economica, politica e sociale.
L’Italia è, dunque, un Paese sempre più vecchio, che nel giro di qualche anno avrà difficoltà ad assicurare dignità economica e sociale a tutti, se non si invertirà la rotta.
La situazione trova giustificazione, ma solo in parte, rivelano gli autori, nelle differenze di carattere culturale fra i vari Stati. I Paesi del Mediterraneo, infatti, tendono ad avvicinarsi con lentezza alle buone pratiche sociali, ma c’è chi ci prova, come la Spagna, che ha surclassato l’Italia in diversi settori e la Grecia, notoriamente indietro, tiene bene il passo.
La cultura riveste perciò un ruolo cruciale nel condizionare i comportamenti individuali e le scelte politiche. Per avere successo, gli interventi pubblici debbono tenere conto delle specificità nazionali e regionali. Non si può pensare ad una nordizzazione del Sud Italia, oppure a un’emulazione passiva dei modelli del Nord Europa: senza considerare le caratteristiche del nostro Paese.
“Famiglie sole” è un’attenta analisi di ciò che è l’Italia e un’indignata riflessione su ciò che non è stato fatto. Ma è pure un invito al cambiamento, a non accontentarsi di una società iniqua e diseguale. Dove le famiglie, abituate da tempo ormai ad arrangiarsi, hanno consolidato quasi una resistenza mentale nel pensarsi come destinatarie da parte pubblica di aiuti e servizi. E’ urgente, concludono Del Boca e Rosina, elaborare un nuovo modello culturale, che abbia alla base un’alleanza virtuosa tra lo Stato e le stesse famiglie. GIUSEPPE MARINO







