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Arco, famiglie in gioco

La conciliazione in Trentino modello nazionale. Al via la sperimentazione in 5 regioni. E Piacenza "copia" Trento

Standard "Family Audit". Dopo l'intesa con il Dipartimento nazionale per le politiche della famiglia, che si è rivolto alla Provincia di Trento per trasferire a livello nazionale i modelli trentini, e la firma di Dellai e del sottosegretario Giovanardi sul protocollo d'intesa, partono ora le iniziative sul territorio nazionale. Con le linee guida di Trento adottate dalle altre Regioni. Mentre Piacenza "copia" il modello trentino.

In Italia conciliare famiglia e lavoro è più complicato che in altri Paesi, in Trentino lo è un po' meno. Ed è proprio alla Provincia autonoma di Trento che il governo nazionale si rivolge per trasferire a livello nazionale lo standard "Family Audit".

Il modello di alleanze territoriali dei Distretti Famiglia e l'esperienza che il Trentino sta portando avanti in materia di conciliazione famiglia/lavoro sono tra gli assi portanti del Piano nazionale di politiche per le famiglie presentato alla seconda Conferenza nazionale della famiglia a novembre. Il Piano riprende in molti punti l'impostazione data dalla Provincia autonoma di Trento con il Libro Bianco sulle politiche familiari e per la natalità, approvato nel luglio dello scorso anno. A Milano, nel corso della Conferenza, c'è stata la firma del presidente della Provincia autonoma Lorenzo Dellai e del sottosegretario Carlo Giovanardi di un protocollo d'intesa in materia di conciliazione famiglia/lavoro. Dal protocollo ora si va direttamente sul campo, con la sperimentazione in cinque regioni con il modello Family Audit ideato e avviato dalla Provincia di Trento, tramite il Progetto politiche familiari.

Per l'attuazione delle iniziative previste dall'accordo è stata costituita una Cabina di Regia, che si è incontrata a Roma il 1 dicembre scorso. Alla sperimentazione potranno partecipare massimo 5 Regioni, selezionate tramite apposito bando che sarà redatto nelle prossime settimane.
Il costo complessivo della sperimentazione che si svilupperà nel corso del biennio 2011-2012 avrà un importo massimo complessivo pari a 1,3 milioni di euro. Di questi il costo a carico del Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri è pari a 700 mila euro mentre il costo a carico della Provincia autonoma di Trento è pari sul biennio a 80 mila euro. La parte eccedente delle spese sarà sostenuta dalle Regioni, dalle aziende nazionali e dalle figure professionali che aderiranno alla sperimentazione.

L'innovatività delle politiche familiari trentine era stata sottolineata dallo stesso sottosegretario Giovanardi nel suo intervento di inaugurazione della Conferenza. Il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri vuole infatti sperimentare su scala nazionale lo standard "Family Audit", considerandolo un interessante strumento per la diffusione della cultura della conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa all'interno dei luoghi di lavoro. Stamane, durante i lavori della Conferenza, il presidente Dellai ed il sottosegretario delegato alle politiche per la famiglia hanno firmato, presso lo stand "Piazza Famiglia" del Ministero, un protocollo d'intesa per rendere effettiva in tutte le regioni italiane l'applicazione del modello trentino di conciliazione.
Diverse e già a regime sono le esperienze maturate in Trentino su questo tema, ed è a queste "buone pratiche" che il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri guarda con interesse.
Una buona pratica trentina, il Family Audit, che chiama alla responsabilità le organizzazioni pubbliche e private. "Un governo saggio - aveva affermato Giovanardi al momento della firma dell'intesa - deve avere il dovere di assumere le migliori iniziative che sul territorio riguardano le politiche familiari. Siamo stati particolarmente colpiti da questa esperienza del Trentino. Con questa firma potremmo utilizzare questa bella pratica ed estenderla al resto del territorio nazionale".
Il presidente Dellai aveva spiegato a Milano che la Provincia autonoma ha messo in campo il Family Audit nell'ambito di una strategia più generale volta al sostegno della famiglia, una strategia che trova compiutezza nella legge che verrà approvata nei prossimi giorni dal Consiglio provinciale. "L'approccio - secondo Dellai - è quello che punta alla concretezza. Sui temi della famiglia si fa spesso tanta retorica e demagogia, mentre la famiglia ha bisogno di un approccio non a spot. Siamo lieti che questa intesa con il governo ci consenta di mettere a disposizione delle altre regioni questa esperienza ma sono convinto che consentirà anche a noi di acquisire altre buone esperienze. Speriamo che questo accordo sia un segno che dia il senso di una ripresa di interesse da parte delle istituzioni e della società civile nei confronti della famiglia".

Il “Family Audit” costituisce uno strumento per la certificazione, su base volontaria, dei percorsi programmati ed attuati dalle organizzazioni pubbliche e private per andare incontro alle esigenze di conciliazione dei propri dipendenti. Uno standard innovativo le cui linee guida sono state approvate dalla Giunta provinciale lo scorso mese di giugno ed il cui marchio, depositato ad agosto presso la Camera di Commercio, appartiene alla Provincia autonoma di Trento.
La conciliazione famiglia e lavoro costituisce uno degli assi costitutivi del “Distretto famiglia” ed il Family Audit è uno degli strumenti più innovativi per realizzarla concretamente: un processo di analisi sistematica che consente all’organizzazione di compiere un’indagine ampia e partecipata al proprio interno, con l’obiettivo di individuare iniziative che migliorano le possibilità di conciliazione tra famiglia e lavoro dei propri collaboratori. Il processo analizza 6 ambiti nei quali si può intervenire per migliorare la conciliazione: organizzazione del lavoro (turni, congedi, distribuzione delle competenze, carichi e luoghi di lavoro, ecc.) cultura della conciliazione nei livelli dirigenziali e nel personale, informazione e comunicazione, benefit e servizi (aiuti finanziari, mense, assistenza ai figli durante le vacanze scolastiche, servizi di time-saving, sostegno alla genitorialità, ecc.), Distretto famiglia (riorientamento dei servizi secondo una logica pro-famiglia, responsabilità sociale d'impresa) e nuove tecnologie.
Diverse e già a regime sono le esperienze maturate in Trentino su questo tema, ed è a queste "buone pratiche" che il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri guarda con interesse, considerandole un interessante strumento per la diffusione su tutto il territorio nazionale della cultura della conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa all’interno dei luoghi di lavoro.

Anche Piacenza, dopo l'accordo con Trento del settembre scorso per importare le politiche familiari modello trentino, ha redatto un piano di politiche familiari 2011-12 con la consulenza del Progetto politiche familairi della provincia autonoma di Trento. Cliccate qui sotto, in fondo alla pagina, per leggere il Piano di Piacenza. Altri approfondimenti li trovati qui TRENTO-PIACENZA.

Qui sotto, nell'allegato, si può leggere il Protoccollo d'intesa fra Provincia di Trento e il sottosegretario di Stato delegato alle politiche per la famiglia.

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