A fotografare «la stressata resistenza» delle famiglie italiane ma anche le nuove abitudini su cui la crisi le ha instradate è il rapporto 2009 del Censis dedicato alla situazione sociale del Paese. Secondo l'analisi del Censis, frutto di una elaborazione del Censis su dati della Fondazione per la sussidiarietà e dell'Istat, il disagio è fortemente territorializzato: ci sono regioni come Veneto, Toscana, Lazio e Trentino Alto Adige che hanno quote di famiglie in povertà alimentare sotto al 3% e altre come Calabria, Basilicata e le due isole che, invece, presentano valori nettamente più elevati (dal 6,2% al 10,8%).
In particolare, dall'indagine emerge che il 28,5% delle famiglie ha avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito. Un dato che si confronta, al contrario, con un 71,5% che invece dichiara di avere un reddito sufficiente, con una quota che sale quasi al 79% nel nord-est e scende al 63,5% al sud.
Il Censis vede l'Italia come una società «replicante» che vive «in apnea» in attesa che la crisi finisca. Abbiamo resistito alla grande crisi economico-finanziaria senza trasformarla in un'occasione di «metamorfosi», ma replicando il modello (il «paesone») italiano che sembra, tutto sommato, aver funzionato.
Sono oltre 760 mila i posti di lavoro persi in un anno per motivi legati alla sola crisi, dice poi il Censis. Per l'esattezza, scrive il Censis, sono 763 mila quanti, a causa della crisi, sono rimasti senza lavoro perché licenziati, messi in mobilità, per interruzione dei contratti o per chiusura dell'attività. Un nucleo costituito prevalentemente da dipendenti (83,9%), uomini (56,4%), residenti al nord (42,8%) quanto al sud (37,0%). Circa il 42% lavorava nell'industria della trasformazione (27,1%) e nell'edilizia (15,1%), il 14,5% nel commercio e il 9,1% nei servizi alle imprese.
Tornando alle famiglie che ogni mese si trovano in affanno, hanno fatto ricorso a "fonti alternative", con una «miscela» che ad oggi si è comunque dimostrata «efficace». Così il 41% ha messo mano ai risparmi accumulati nel passato; in oltre un quarto dei casi (25,4%) uno o più membri ha svolto lavoretti saltuari per integrare il reddito; il 22,2% ha utilizzato la carta di credito per rinviare al mese successivo i pagamenti; ma c'è anche un 10,5% che si è fatto prestare soldi da parenti o amici; mentre l'8,9% ha fatto ricorso a prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha acquistato presso commercianti che fanno credito.
Intanto, però, gli stili di vita cambiano. Oltre l'83% delle famiglie italiane, infatti, negli ultimi 18 mesi ha modificato le proprie abitudini alimentari (il 7% molto), con un 40% che afferma di aver innanzitutto contenuto gli sprechi. Un altro 39,7% ha legato i propri acquisti ai prezzi più convenienti e quasi il 35% ha eliminato dal budget alcuni prodotti troppo "pesanti": lo hanno fatto soprattutto gli anziani (46%). C'è anche chi, il 15,6% delle famiglie, ha ridotto la quantità di alimenti consumati, insieme a chi si è accontentato (12,7%) di prodotti di qualità inferiore. Tanto che, in generale, se il 65% dice di acquistare prodotti di marca, il 18,6% afferma di fare regolarmente ricorso a prodotti low cost. Che - evidenzia il rapporto - segnalano una «esplosione», non solo nei viaggi, approfittando sempre più dei diversi canali distributivi e dei mercati 'chilometro zerò. E arruolando anche il settore residenziale: con tanto di caratteristiche della casa low cost, tra componenti prefabbricati, autoproduzione di energia solare, edifici a zero emissioni, uso di materiali riciclati e spazi flessibili grazie a componenti modulari. Non manca, infine, tornando ai singoli comportamenti, chi (il 35%) ha ridotto l'uso dell'auto per camminare di più e chi rinuncia alle sigarette (quasi l'11%) perchè costano troppo.
Un paese dall'alto peso fiscale e da una ricchezza spesso occulta. L'Italia è al sesto posto in Europa per peso dell'imposizione fiscale sul Pil, con una incidenza del 42,8% a fronte di una media europea del 39,8%. Però solo il 2,2% dei contribuenti (893.706 in valore assoluto) dichiara un reddito che supera i 70.000 euro annui, circa il 50% degli italiani presenta redditi che non vanno oltre i 15.000 euro e il 31% dichiara tra 15.000 e 26.000 euro. A dirlo è il 43/o Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese.