Per una famiglia vale 6.000 euro in più, come quattro stipendi di un impiegato medio. A settembre pesava per 29.780 euro su ciascuno dei 60 milioni di cittadini, contro i 28.337 di gennaio 2009, e per 85.000 euro sui 21 milioni di famiglie italiane contro i 79.000 euro di inizio anno.
A giocare, ma non troppo, sul valore del «rosso» che la Repubblica ha accumulato nel corso degli anni è l'Adusbef, l'associazione dei consumatori più attenta al settore finanziario. Che rivela anche come il 51,4% del nostro debito viene attualmente sottoscritto da investitori stranieri, in calo rispetto al 54,4% della fine del 2008.
La media statistica calcolata dall'associazione dei consumatori guidata da Elio Lannutti, si sa, è come quella del pollo di Trilussa. Ma certo l'esercizio ha la sua efficacia comunicativa, anche perchè è proprio sul debito pubblico (ma in rapporto al Pil) che l'Europa pone nei confronti dell'Italia la massima attenzione. E anche guardando i grandi numeri il fenomeno non perde le sue caratteristiche. «Il debito pubblico, cioè il debito che noi stiamo accumulando ma che figli, nipoti e pronipoti saranno costretti ad ereditare, continua ad impennarsi - afferma l'Adusbef citando dati della Banca d'Italia - A settembre 2009 il livello è cresciuto superando ogni record: 1.786,841 miliardi di euro. Parliamo di oltre 3.440.000 miliardi di vecchie lire. Il dato di dicembre 2008 fornito da Bankitalia lo collocava a 1.663,6 miliardi di euro.
In nove mesi, è cresciuto del 7,4 per cento: l'impennata più consistente dal 1988». L'Adusbef ha effettuato anche una valutazione dei «possessori» dei titoli del debito pubblico italiano, cioè dei titoli di Stato, che a giugno 2009 ammontavano a 1.461,2 miliardi e che erano per il 51,4% in mano a detentori stranieri. Si tratta di un calo rispetto ai valori registrati solo sei mesi prima quando il debito in mano agli stranieri era pari al 54,4% del totale, il livello più alto di sempre, contro il 45,65% posseduto da italiani.
«È questo - calcola l'Adusbef - l'effetto combinato dell'abbattimento dei tassi di remunerazione, che forse scoraggia gli investitori esteri, e della sfiducia dei risparmiatori italiani nei confronti dei titoli diversi da Bot, Cct, Btp come obbligazioni bancarie, azioni e fondi». In pratica - secondo l'Adusbef - gli stranieri vanno via, nonostante non pagano tasse per evitare la doppia imposizione, mentre gli italiani investono di più in titoli di Stato. «E da molto tempo - afferma il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti - che la nostra associazione sollecita il Governo ad una riduzione del debito pubblico, sia seguendo politiche di tagli a sperperi,sprechi e finanziamenti a fondo perduto, che nel 2009 si attestano a ben 39 miliardi di euro, che mediante la vendita di oro e riserve di Bankitalia, pari ad oltre 70 miliardi di euro. Questo sarebbe coerente alle dismissioni delle riserve auree effettuate da tutti i Paesi dell'Eurozona, alienando il patrimonio demaniale e gli immobili non più necessari alle pubbliche amministrazioni».